Saro' breve, ma non perche' ho poco da dire.
Dall'ultima volta che ho scritto mi sono imbarcata in una nuova esperienza che e' stata illuminante. Io non sono mai stata capace di trovare parole che mi definiscano e mi sono sempre stupita di come le persone siano brave a trovare aggettivi per definire se stessi, ma una cosa di me ad oggi la so e posso essere sicura nel dirlo: ci sono momenti della vita in cui mi ritrovo fortunatamente brava a reagire e a superare i momenti di crisi. Niente psicoanalisi o esercizi spirituali, no, niente del genere, solo quello che gli inglesi chiamerebbero experiencing life, imparare, cioè, ad aprire gli occhi semplicemente affrontando la vita, le proprie paure e i propri limiti. Questo mi aiuta a dare il giusto peso a ciò' che mi succede e a quello che provo.
Solo pochi giorni fa, lo stage, il fatto di aver lasciato Londra, di essere sola contro tutti e sopratutto contro me stessa in questa scelta, mi sembrava un problema difficile da superare, concentravo i miei umori e le mie energie a definire e connotare questa situazione di crisi.
Ad oggi posso dire di essere cresciuta, di essere diventata più' forte e saggia. Anche prima ero consapevole che ci sono cose molto più' gravi e certo che il mondo era ben saldo sulla sua asse e la gravita' continuava a spingere verso il centro della terra e non sulle mie spalle, ma io mi sentivo come se mi stesse crollando addosso. Ora no, ora credo che esso gravi sulle spalle di tutti i suoi abitanti, piante, animali ed esseri umani, chi più' chi meno compie lo sforzo quotidiano affinché esso non crolli. E non c'entra la grottesca politica a cui stiamo assistendo o gli sforzi delle associazioni ambientali, animaliste, solidali etc.. no, parlo della capacita' umana (e per umana intendo di tutti gli esseri viventi) di sopravvivere a e con il mondo.
La vita e' temporanea, così come il dolore e la felicita',come decidiamo di viverla, chi vogliamo essere, e' tutto nelle nostre mani, nella nostra capacita' di vedere il quadro generale e di non farci sopraffare dal peso e dall'incertezza di farcela. Se siamo qui a reggere il mondo, a vivere la nostra vita, e' perché' ne siamo capaci, e' perché fino a quando non moriremo il nostro mondo e tutti gli esseri umani che lo abitano hanno bisogno anche delle nostre spalle su cui gravare per stare tutti in piedi.
Paradossalmente pero', accade che più ci si prende il peso sulle proprie spalle di coloro i quali, per natura o per altre cause, non riescono a reggere la loro parte di mondo, più questo risulta leggero.
Questo e' quello che ho capito.
love, Valentina.
domenica, dicembre 11, 2011
martedì, novembre 29, 2011
Luck is an attitude
La fortuna e' un atteggiamento. Bravi ai comunicatori di Martini che oltre a proporre in tv un'advertising non convenzionale, mi hanno fatto ricordare questo statement che tanto mi piace.
In ogni caso, in qualunque situazione, qualsiasi sia il tuo referente, in qualsiasi circostanza, io credo che la buona sorte, la fortuna, l' avere il fato a proprio vantaggio, sia sempre dovuto ad una questione di atteggiamento.
Seppure si abbiano le carte giuste, nonostante ci si impegni ogni giorno a fare del proprio meglio, anche quando si e' una persona integra ed onesta, non basta per essere vincenti, il segreto sta nel crederlo, nel sentirsi sangue vincente scorrere nelle vene, respirare soddisfazione ad ogni pensiero, nel perseguire come obiettivo quello di voler diventare se stessi perché' non c'e' nessun'altra persona a cui dover aspirare. Ci pensa la vita a buttarci giù. La verità' non e' assoluta: ognuno di noi ha opinioni relative alla propria esperienza, al proprio giudizio; quindi faccio in modo di agire su quanto e' in mio controllo: la convinzione che io ho di me, che si proietta poi sul mio atteggiamento, il quale arriva agli altri in maniera diretta quanto più forte e' la mia convinzione. Io credo di fare il mio meglio, vado a dormire la sera ripercorrendo gli eventi della giornata e, si, sono stata "brava", credo di essere onesta e integra, sono convinta di avere le carte per essere vincente nella vita, negli affetti e nel lavoro, e lo dimostro, con umiltà' cerco di dimostrare quanto forti siano le mie convinzioni supportandole con i fatti e la passione, traspirando vittoria da ogni poro. Gli altri, le persone intorno, lo percepiscono tutti allo stesso modo, si, in maniera assolutistica, perché' la mia non e' un'opinione, e' un'atteggiamento. Come loro reagiscono ad esso pero' e' un'altra storia... ma questo e' secondario, non conta.
In ogni caso, in qualunque situazione, qualsiasi sia il tuo referente, in qualsiasi circostanza, io credo che la buona sorte, la fortuna, l' avere il fato a proprio vantaggio, sia sempre dovuto ad una questione di atteggiamento.
Seppure si abbiano le carte giuste, nonostante ci si impegni ogni giorno a fare del proprio meglio, anche quando si e' una persona integra ed onesta, non basta per essere vincenti, il segreto sta nel crederlo, nel sentirsi sangue vincente scorrere nelle vene, respirare soddisfazione ad ogni pensiero, nel perseguire come obiettivo quello di voler diventare se stessi perché' non c'e' nessun'altra persona a cui dover aspirare. Ci pensa la vita a buttarci giù. La verità' non e' assoluta: ognuno di noi ha opinioni relative alla propria esperienza, al proprio giudizio; quindi faccio in modo di agire su quanto e' in mio controllo: la convinzione che io ho di me, che si proietta poi sul mio atteggiamento, il quale arriva agli altri in maniera diretta quanto più forte e' la mia convinzione. Io credo di fare il mio meglio, vado a dormire la sera ripercorrendo gli eventi della giornata e, si, sono stata "brava", credo di essere onesta e integra, sono convinta di avere le carte per essere vincente nella vita, negli affetti e nel lavoro, e lo dimostro, con umiltà' cerco di dimostrare quanto forti siano le mie convinzioni supportandole con i fatti e la passione, traspirando vittoria da ogni poro. Gli altri, le persone intorno, lo percepiscono tutti allo stesso modo, si, in maniera assolutistica, perché' la mia non e' un'opinione, e' un'atteggiamento. Come loro reagiscono ad esso pero' e' un'altra storia... ma questo e' secondario, non conta.
non mi piace David Gandy, ma mi ha convinto.
love, Valentina.
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martedì, novembre 22, 2011
Cronaca di vita di una stagista
Io nella vita voglio scrivere. Dopo un mese di assenza dal mio blog, durante il quale ho, nell'ordine, lasciato l'Inghilterra dove vivevo, trovato il mio primo vero lavoro (che oggi si chiama internship o stage), e una casa nuova che ho ristrutturato, sono giunta ad una conclusione: io voglio scrivere. E' un bisogno, un'urgenza, nonostante i seri e importanti cambiamenti che mi stanno stravolgendo la vita, l'unica vera costante, l'unico vero atto che sento dare senso alla mia vita e'quello della scrittura. Questo non cambierà' mai, non importa in quale continente io viva, quanto bella o grande sia la casa che abito, non importa quanto stimolante e ambizioso sia il mio stage, io ogni giorno penso a cosa sarebbe un buon argomento su cui scrivere, quale riflessione mettere sul mio blog. Ce ne sarebbero decine dopo questo mese incredibile che ho vissuto, il mio epico colloquio, il mio boss straordinario, il mio rientro in Italia, la mia splendida nuova e prima vera casa, la paura di aver smesso di studiare e di aver lasciato la città' per la provincia, la soddisfazione di essere stata scelta e molti altri ancora. Eppure.. io l'unica cosa che sento di dover raccontare e' l'ansia di non avere tempo per scrivere.
Quindi eccomi qui a narrare tutto quanto mi e' accaduto da quando ho lasciato questa interfaccia grafica e quello che sto sto provando in questo inizio sera di fine Novembre dei miei ventisette anni.
Voglio iniziare come nelle favole: Tutto ebbe inizio... quando la sera del 20 Ottobre dopo un colloquio di 3 ore e mezza quello che sarà' poi diventato il mio boss mi dice, _bene Valentina, ci vediamo domani mattina alle 9, io durante questi sei mesi cercherò' di insegnarti tutto quello che posso_
Io incredula e incosciente nel mio tailleur verde bosco di zara, col mio toupe' rame dorato nuovo di tinta dal parrucchiere, ero stata presa in direttissima per ricoprire un ruolo che non era quello per cui ero stata chiamata e intervistata, ma che sembrava essere stato plasmato su misura per me per la mia indole, non sui miei studi o il mio c.v.
Ero tornata da Londra con una valigia 48 ore perché' mai avrei pensato di ottenere il lavoro cominciando dalla mattina seguente, e non avevo pianificato niente, dove avrei dormito nei mesi a seguire, come avrei fatto a vedere la mia famiglia che vive a Londra(il mio ragazzo e i miei cani), per non parlare poi di come avrei fatto senza i miei vestiti e sopratutto le mie scarpe!
Così ho iniziato a prendere la macchina (prestata perché' io non l'ho mai avuta)e guidare 100 km ogni giorno per raggiungere il mio "posto di lavoro". Dopo la prima settimana in cui mi sembrava di vivere nei panni Anne Hataway in nel "il diavolo veste Prada" (solo che io indossavo quelli di mia madre perché' i miei erano a Londra), il mio capo mi ha assegnato un progetto in cui ho messo anima e cuore letteralmente, consisteva nello scrivere i profili caratteriali di 6 personaggi ideati da me. Avete presente quando a Jim Carrey in "una settimana da dio" attraversando l'oceano si aprono le acque sulle note di "I've got the power" ecco io mi sentivo così, niente poteva togliermi la gioia di quel momento, essere stata scelta come scrittrice creativa! Poi pero' la realtà' degli adulti ha fatto capolino sulla nuvoletta vicina al paradiso dove ho vissuto per qualche giorno e mi sono ritrovata seduta dalle 9 alle 6:30 dietro una scrivania che raggiungo solo dopo 40 min. di autostrada all'alba di ogni mia mattina; la paura di avere sbagliato, di star perdendo tempo allontanandomi da tutto quello per cui avevo studiato, viaggiato e fatto sacrifici mi ha fatto vivere momenti di panico. Mi sono vista seduta li fra le tante scrivanie, in una strada con decine di altre aziende con altrettante scrivanie, senza niente da fare (il progetto era stato consegnato) fino al prossimo ordine,io dovevo semplicemente andare a lavoro, che durante quei giorni consisteva nel guardare l'orologio ad ogni cambio di minuto. Intanto a Londra le mostre che avevo pianificato di andare a vedere finivano, le mode iniziate quando ho preso l'aereo erano già' passate, e i ristoranti del momento avevano già' chiuso, i blogger che seguivo avevano postato centinaia di articoli che non avevo fatto in tempo a leggere, e io sognando la cucina thai ogni notte mi barcamenavo fra un'occhiata ai minuti che passavano, l'odore del pranzo cucinato alla svelta la mattina presto (altro che le mie gustosissime ed elaboratissime ricette),il senso di colpa nei confronti dei miei cani (nel frattempo scarrozzati in Italia chiusi da soli in 50 mq dalle 8 alle 20, le merendine del distributore automatico aziendale, l'accento marchigiano, la mia vicina di scrivania appena tornata dal Messico,la spia della macchina che segna sempre riserva carburante, i giramenti di testa e il tremore alle gambe per la stanchezza, e il mio maledettissimo atteggiamento remissivo che non riesco a togliermi perché' penso _sono appena uscita dall'università', ho conseguito una laurea all'estero, non aspetteranno altro che un passo falso per dire "chi si crede di essere quella li"_ sentirsi in colpa per essere quello per cui ho fortunatamente avuto la possibilità' di lottare, no, _ma chi me lo ha fatto fare_ questa non e' la mia vita, proprio no. Per di più' non scrivevo nel mio blog da 2 settimane.Mi e' preso il panico! Poi invece e' arrivato tempestivo il motivo per cui ho accettato tutto questo, il mio boss, il quale malgrado la situazione di reticenza generale nei miei confronti, mi ha assegnato un' altro ambiziosissimo progetto tutto per me in cui mi sono tuffata giorno e notte con tutte le scarpe (mie, perché' nel frattempo il mio angelo aveva fatto in modo di farmi riavere tutto il mio guardaroba) e siamo arrivati a stasera. Ho avuto modo di esternare le mie paure e insofferenze e ho avuto la possibilità' di essere libera da orari fissi e ostacolanti scrivanie che uccidono la mia creatività' e il mio naturale ottimismo e, nonostante lavori al progetto dalla mattina fino a notte fonda, riesco a sentirmi più' vicina a me stessa e sono, adesso, anche riuscita a riappropriarmi di questa abitudine di scrivere nel blog che placa le mie ansie e nutre il mio umore. Vivo alla giornata pero', perché' finita questa parentesi del novo "progettino" come lo chiama lui, il mio posto e' dietro la scrivania, nell'azienda a 50 km da casa, nella via delle decine di aziende con dentro tante scrivanie, nell'entroterra marchigiano, dove centinaia di persone passano la maggior parte delle ore della loro vita talvolta guardando l'orologio, contribuendo ad un progetto più' grande, quello di provvedere alle proprie famiglie o quello di inseguire un'ambizione, un sogno che nel mio caso pero' si ferma dietro quella scrivania e ricomincia di fronte a questa interfaccia grafica.
love, Valentina.
Quindi eccomi qui a narrare tutto quanto mi e' accaduto da quando ho lasciato questa interfaccia grafica e quello che sto sto provando in questo inizio sera di fine Novembre dei miei ventisette anni.
Voglio iniziare come nelle favole: Tutto ebbe inizio... quando la sera del 20 Ottobre dopo un colloquio di 3 ore e mezza quello che sarà' poi diventato il mio boss mi dice, _bene Valentina, ci vediamo domani mattina alle 9, io durante questi sei mesi cercherò' di insegnarti tutto quello che posso_
Io incredula e incosciente nel mio tailleur verde bosco di zara, col mio toupe' rame dorato nuovo di tinta dal parrucchiere, ero stata presa in direttissima per ricoprire un ruolo che non era quello per cui ero stata chiamata e intervistata, ma che sembrava essere stato plasmato su misura per me per la mia indole, non sui miei studi o il mio c.v.
Ero tornata da Londra con una valigia 48 ore perché' mai avrei pensato di ottenere il lavoro cominciando dalla mattina seguente, e non avevo pianificato niente, dove avrei dormito nei mesi a seguire, come avrei fatto a vedere la mia famiglia che vive a Londra(il mio ragazzo e i miei cani), per non parlare poi di come avrei fatto senza i miei vestiti e sopratutto le mie scarpe!
Così ho iniziato a prendere la macchina (prestata perché' io non l'ho mai avuta)e guidare 100 km ogni giorno per raggiungere il mio "posto di lavoro". Dopo la prima settimana in cui mi sembrava di vivere nei panni Anne Hataway in nel "il diavolo veste Prada" (solo che io indossavo quelli di mia madre perché' i miei erano a Londra), il mio capo mi ha assegnato un progetto in cui ho messo anima e cuore letteralmente, consisteva nello scrivere i profili caratteriali di 6 personaggi ideati da me. Avete presente quando a Jim Carrey in "una settimana da dio" attraversando l'oceano si aprono le acque sulle note di "I've got the power" ecco io mi sentivo così, niente poteva togliermi la gioia di quel momento, essere stata scelta come scrittrice creativa! Poi pero' la realtà' degli adulti ha fatto capolino sulla nuvoletta vicina al paradiso dove ho vissuto per qualche giorno e mi sono ritrovata seduta dalle 9 alle 6:30 dietro una scrivania che raggiungo solo dopo 40 min. di autostrada all'alba di ogni mia mattina; la paura di avere sbagliato, di star perdendo tempo allontanandomi da tutto quello per cui avevo studiato, viaggiato e fatto sacrifici mi ha fatto vivere momenti di panico. Mi sono vista seduta li fra le tante scrivanie, in una strada con decine di altre aziende con altrettante scrivanie, senza niente da fare (il progetto era stato consegnato) fino al prossimo ordine,io dovevo semplicemente andare a lavoro, che durante quei giorni consisteva nel guardare l'orologio ad ogni cambio di minuto. Intanto a Londra le mostre che avevo pianificato di andare a vedere finivano, le mode iniziate quando ho preso l'aereo erano già' passate, e i ristoranti del momento avevano già' chiuso, i blogger che seguivo avevano postato centinaia di articoli che non avevo fatto in tempo a leggere, e io sognando la cucina thai ogni notte mi barcamenavo fra un'occhiata ai minuti che passavano, l'odore del pranzo cucinato alla svelta la mattina presto (altro che le mie gustosissime ed elaboratissime ricette),il senso di colpa nei confronti dei miei cani (nel frattempo scarrozzati in Italia chiusi da soli in 50 mq dalle 8 alle 20, le merendine del distributore automatico aziendale, l'accento marchigiano, la mia vicina di scrivania appena tornata dal Messico,la spia della macchina che segna sempre riserva carburante, i giramenti di testa e il tremore alle gambe per la stanchezza, e il mio maledettissimo atteggiamento remissivo che non riesco a togliermi perché' penso _sono appena uscita dall'università', ho conseguito una laurea all'estero, non aspetteranno altro che un passo falso per dire "chi si crede di essere quella li"_ sentirsi in colpa per essere quello per cui ho fortunatamente avuto la possibilità' di lottare, no, _ma chi me lo ha fatto fare_ questa non e' la mia vita, proprio no. Per di più' non scrivevo nel mio blog da 2 settimane.Mi e' preso il panico! Poi invece e' arrivato tempestivo il motivo per cui ho accettato tutto questo, il mio boss, il quale malgrado la situazione di reticenza generale nei miei confronti, mi ha assegnato un' altro ambiziosissimo progetto tutto per me in cui mi sono tuffata giorno e notte con tutte le scarpe (mie, perché' nel frattempo il mio angelo aveva fatto in modo di farmi riavere tutto il mio guardaroba) e siamo arrivati a stasera. Ho avuto modo di esternare le mie paure e insofferenze e ho avuto la possibilità' di essere libera da orari fissi e ostacolanti scrivanie che uccidono la mia creatività' e il mio naturale ottimismo e, nonostante lavori al progetto dalla mattina fino a notte fonda, riesco a sentirmi più' vicina a me stessa e sono, adesso, anche riuscita a riappropriarmi di questa abitudine di scrivere nel blog che placa le mie ansie e nutre il mio umore. Vivo alla giornata pero', perché' finita questa parentesi del novo "progettino" come lo chiama lui, il mio posto e' dietro la scrivania, nell'azienda a 50 km da casa, nella via delle decine di aziende con dentro tante scrivanie, nell'entroterra marchigiano, dove centinaia di persone passano la maggior parte delle ore della loro vita talvolta guardando l'orologio, contribuendo ad un progetto più' grande, quello di provvedere alle proprie famiglie o quello di inseguire un'ambizione, un sogno che nel mio caso pero' si ferma dietro quella scrivania e ricomincia di fronte a questa interfaccia grafica.
love, Valentina.
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mercoledì, novembre 02, 2011
L'Ironia
"Alzarsi presto ed andare a dormire presto ti fa crescere sano, forte e..morto!" cit. Santo James
L'Ironia è uno dei segreti della vita, c'è chi come Santo James ne è provvisto naturalmente, c'è chi invece no, e vive male. Oggi voglio ricordarmi di sorridere, di prendere la vita più semplicemente e di scherzarci su. Secondo l'insegnamento del fumettista sopra citato, voglio avere ben presente che le disgrazie possono, con l'ironia, trasformarsi in punti di forza perchè lui, che era cieco da un occhio, è diventato uno degli illustratori più famosi al mondo. Illustra lui che non vede.. Come cantava A.M. isn't it ironic? Attingendo sempre alla mia filosofia attista: e se fossimo noi a prenderci gioco della vita? e se invece di essere vittime del fato lo aggirassimo come cavolo ci pare? il segreto è nel vivere con ironia, è la nostra salvezza, un'arma propria di chi aguzza l'ingegno invece di lasciarsi andare alle lacrime. Imparare dalla vita che è proprio quando fa male che dobbiamo ridere.
Stasera andrò a letto tardi!
love, Valentina.
L'Ironia è uno dei segreti della vita, c'è chi come Santo James ne è provvisto naturalmente, c'è chi invece no, e vive male. Oggi voglio ricordarmi di sorridere, di prendere la vita più semplicemente e di scherzarci su. Secondo l'insegnamento del fumettista sopra citato, voglio avere ben presente che le disgrazie possono, con l'ironia, trasformarsi in punti di forza perchè lui, che era cieco da un occhio, è diventato uno degli illustratori più famosi al mondo. Illustra lui che non vede.. Come cantava A.M. isn't it ironic? Attingendo sempre alla mia filosofia attista: e se fossimo noi a prenderci gioco della vita? e se invece di essere vittime del fato lo aggirassimo come cavolo ci pare? il segreto è nel vivere con ironia, è la nostra salvezza, un'arma propria di chi aguzza l'ingegno invece di lasciarsi andare alle lacrime. Imparare dalla vita che è proprio quando fa male che dobbiamo ridere.
Stasera andrò a letto tardi!
love, Valentina.
lunedì, ottobre 17, 2011
An ordinary Blondie's Mind
Che noia l'Italia. La rivoluzione violenta: che palle. Allora, vediamo se ho capito, c'e' la destra che non vedeva l'ora di poter tenere il coltello dalla parte del manico ed essere quella che punta il dito, e ora con le sopracciglia aggrottate, si dichiara scioccata dagli atti di violenza gratuita e dall'immagine della madonnina a pezzi per terra (madonnina dovrei scriverlo con la M??), e che prova profonda compassione per i danni subiti dai romani, si, certo, e' "storica" l' empatia della destra per i più deboli; poi c'e' la sinistra che minimizza, dicendo che e' un peccato, per 4 persone violente, l'intento delle migliaia pacifiche e' andato a farsi fottere, come se avessimo visto solo quattro super cattivi mettere a ferro e fuoco le strade di Roma, poi dicono no, erano stuntmen pagati da Berlusconi per creare casini, perché', guardateli quei 4 in prima fila, sono panciuti! Come a dire che se hai la pancia sicuramente non fai parte di loro, non puoi essere sincero nella lotta per il tuo futuro. Che noiosi che sono.
Tutti quindi, cercano grottescamente di conquistarsi il merito di Indignati, la sinistra dice siamo indignati, facciamo casino; la destra dice, che casino, siamo indignati! e che palle, noiosi!
Anche io ho fatto una rivoluzione questa settimana, mi sono fatta bionda, e il mio pensiero ne risente. Qui in Inghilterra bionda si dice Blondie ed oltre che indicare il colore di capelli si usa anche come aggettivo ad indicare stupida, superficiale. Non e' bellissimo? Pensateci un attimo, che ad un colore corrisponda un modo di essere. Semplice ed onesto senso di appartenenza ad un colore che coesiste e collabora con gli altri colori diversi(more, castane, rosse)e proprio la diversità fortifica ognuno nelle proprie caratteristiche. Se la politica fosse così forse avremmo tutti le idee un po' più chiare.
Potrei stare qui a dirvi che io sono per la libertà di pensiero e per la lotta dei propri diritti, che preferirei che rinascita fosse la parola della settimana invece che indignazione, che se ci fosse più cultura e meno gossip dalle parti del governo forse l'Italia potrebbe tornare ad essere quella di Giotto, ma sono bionda adesso e appartenenza e' la mia parola della settimana, quindi non dico nulla e vado a mettermi lo smalto!
love, Valentina.
Tutti quindi, cercano grottescamente di conquistarsi il merito di Indignati, la sinistra dice siamo indignati, facciamo casino; la destra dice, che casino, siamo indignati! e che palle, noiosi!
Anche io ho fatto una rivoluzione questa settimana, mi sono fatta bionda, e il mio pensiero ne risente. Qui in Inghilterra bionda si dice Blondie ed oltre che indicare il colore di capelli si usa anche come aggettivo ad indicare stupida, superficiale. Non e' bellissimo? Pensateci un attimo, che ad un colore corrisponda un modo di essere. Semplice ed onesto senso di appartenenza ad un colore che coesiste e collabora con gli altri colori diversi(more, castane, rosse)e proprio la diversità fortifica ognuno nelle proprie caratteristiche. Se la politica fosse così forse avremmo tutti le idee un po' più chiare.
Potrei stare qui a dirvi che io sono per la libertà di pensiero e per la lotta dei propri diritti, che preferirei che rinascita fosse la parola della settimana invece che indignazione, che se ci fosse più cultura e meno gossip dalle parti del governo forse l'Italia potrebbe tornare ad essere quella di Giotto, ma sono bionda adesso e appartenenza e' la mia parola della settimana, quindi non dico nulla e vado a mettermi lo smalto!
love, Valentina.
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mercoledì, ottobre 12, 2011
Londra Babilonia
Oggi voglio consigliarvi un libro, che ho letto recentemente e che credo possa essere interessante da conoscere..
Si chiama _ Londra Babilonia_ ed e' scritto da Enrico Franceschini, corrispondente della Repubblica da Londra. Lascio parlare il navigato giornalista, che ha messo per iscritto in una concisa e molto piacevole analisi del quotidiano vissuto da tutti quelli che abitano la capitale inglese.
Franceschini inizia il suo libro confessando che, Londra non l'ha conquistato da subito, la sua bellezza, dice, non ti prende alla gola come Roma, Parigi, New York o la Piazza Rossa di Mosca o Gerusalemme, Londra e' come una cara vecchia amica che e' sempre stata li, che ti fa stare bene, poi un giorno guardandola ti accorgi: ma questa, e' la donna della mia vita, e' lei quella che ho sempre cercato e sempre amato, il grande amore della mia vita. Da lei ti sei allontanato, poi riavvicinato, poi ci hai ripensato e sei andato via di nuovo, ma lei piano ti e' entrata nella pelle per non uscirne più.
questo e' cosa ha deciso lo scrittore di riportare dietro la copertina.
Si chiama _ Londra Babilonia_ ed e' scritto da Enrico Franceschini, corrispondente della Repubblica da Londra. Lascio parlare il navigato giornalista, che ha messo per iscritto in una concisa e molto piacevole analisi del quotidiano vissuto da tutti quelli che abitano la capitale inglese.
Franceschini inizia il suo libro confessando che, Londra non l'ha conquistato da subito, la sua bellezza, dice, non ti prende alla gola come Roma, Parigi, New York o la Piazza Rossa di Mosca o Gerusalemme, Londra e' come una cara vecchia amica che e' sempre stata li, che ti fa stare bene, poi un giorno guardandola ti accorgi: ma questa, e' la donna della mia vita, e' lei quella che ho sempre cercato e sempre amato, il grande amore della mia vita. Da lei ti sei allontanato, poi riavvicinato, poi ci hai ripensato e sei andato via di nuovo, ma lei piano ti e' entrata nella pelle per non uscirne più.
questo e' cosa ha deciso lo scrittore di riportare dietro la copertina.
C'è tutto quello che vuoi, a Londra, eppure non sembra mai troppo.
Il mio giornalaio è pakistano, il mio lavasecco è persiano, il mio medico di famiglia è italiano, il dentista è brasiliano, il veterinario è spagnolo, l'imbianchino è polacco, l'elettricista serbo, il fruttivendolo indiano, il meccanico dell'auto è bulgaro, la domestica lettone, il portinaio sudafricano, il parcheggiatore libanese, il custode della scuola di mio figlio è israeliano, l'impiegata della banca che mi sorride sempre è del Bangladesh, il barista che mi fa il cappuccino è ungherese, il mio barbiere è una francese, il commesso del noleggio di dvd è turco, il tecnico del computer è russo e il mio tassista di fiducia è dello Sri Lanka. Mi fermo, ma potrei continuare per un pezzo: vivo a Londra da oltre sette anni e a volte mi domando dove sono gli inglesi. 8 milioni di abitanti, 3 milioni di stranieri, 130 mila italiani, 300 lingue, 183 sinagoghe, 130 moschee, 13.000 ristoranti, 6.000 pub, 600 cinema, 400 teatri, 300 nightclub, 150 casinò, 18.000 taxi, 275 stazioni del metrò, 649 linee di autobus, 8 stazioni ferroviarie, 5 aeroporti, 5 squadre di calcio della Premier League, tutte le religioni della terra, 1 regina, 2 eredi al trono, una nuova principessa, Londra Babilonia...
Io personalmente l'ho trovato divertente e molto istruttivo. A volte noi "immigranti" sopratutto se italiani, diventiamo nostalgici e perdiamo di vista il motivo per cui siamo partiti, ed e' bello che qualcuno immigrante ed italiano come noi, ce lo ricordi, raccontandoci una storia d'amore complessa e dalle mille sfaccettature, con gli spirito di chi la città la vive sulla sua pelle, rammaricandosi di quello che succede ad Hackney e compiacendosi di aver scoperto nel Principe Carlo, un uomo inaspettatamente gentile colto e sensibile alla voce delle piante. Un libro facile e felice mi verrebbe da dire, perché infondo ha ragione, a Londra non piove più che a Milano o New York e se proprio dovessimo stancarci di lei, e volessimo concederci una scappatella, a 3 ore di treno c'e' Parigi che ci strizza l'occhio, se ti stanchi di New York a 3 ore di treno c'e' il New Jersey.
love, Valentina
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lunedì, ottobre 10, 2011
Le Volpi di Londra.
La Volpe che non arrivo' all'uva disse che questa era acerba. Qui a Londra ci sono moltissime volpi, le si incontrano per strada, nella notte frugano e distruggono i sacchi di immondizia, può' succedere perfino che una di loro, particolarmente bisognosa, venga a partorire nel giardino di casa tua. Ecco, questa e' una storia sulle volpi, ma non quelle dalla lunga coda pelosa e lo scatto felino, no. Questa e' una storia sulle volpi sociali, sugli individui che invece di darsi da fare per ottenere quello che vogliono, fanno della propria condizione di fallimento uno stato di cui vantarsi, un modus vivendi a cui aspirare e in cui credere.
Voglio fare prima un excursus sui giovani e le trasformazioni generazionali fino ai tempi nostri.
Dovete sapere che qui a Londra, per i giovani, tutto ruota intorno alla moda e alla musica. E fin qui nulla di strano, fin dall'alba dei tempi moda e musica sono state per i giovani pane e filosofia: negli anni 60 c'erano i moods e i rockers, rispettivamente seguaci dello stile e della musica Beatles e Rolling Stones, negli anni 70 quando si respirava rivoluzione in ogni angolo della città' e campeggiava lo spirito di ribellione col passato, la musica era quella hard rock dei Clash (adoro) e la consacrazione del prisma dei Pink Floyd; poi negli anni '80 con i colori del progressive e la sua omosessualità, Freddie Mercury faceva il tutto esaurito al Wembley Stadium con i suoi baffi alla Castro; dopo arrivarono gli anni 90, ritornammo ad un rock gentile e lo stile british dei fratelli Gallagher diede vita ad un nuovo genere musicale: il brit-pop; fino ad arrivare ai primi anni del nuovo Millennio quando la gentilezza del rock diventa ancora più melodica, quasi malinconica e i Coldplay diventano paladini di una generazione che canta tristemente di fronte alle tragedie del mondo.
Da qui fino ai giorni nostri; cosa vi viene in mente pensando alla scena contemporanea dei generi musicali e della moda underground nella capitale inglese? mah.. e se provate a pensare ad una figura di spicco? Amy Winehouse, morta questa estate, che con voce blues e animal soul, dicevano, cantava il jazz-rock degli anni passati ma con testi che parlano di oggi: giovani delusi dalla vita scelgono di distruggersi con la droga.
Che sia proprio questo il modo in cui la mia generazione sarà' ricordata? che la gentilezza degli Oasis trasformata poi in malinconia con i Coldplay sia oggi sfociata in suicidio con Amy Winehouse? Che"rassegnazione" sia la parola per la mia generazione?
Naturalmente la moda condivide appieno questa filosofia, infatti la moda da seguire oggi qui per le strade di Londra e' quella che vede come sua icona il povero tossicodipendente o ubriacone che dorme sui cartoni con i vestiti strappati. Dico sul serio, qui oggi più sembri povero e disgraziato più sei cool, sei di moda. E cos'altro significa questo se non rassegnazione? l' homeless (lett. senza casa, fig. il barbone) diventa tale perché' sconfitto dalla vita smette di lottare per una casa, un lavoro e degli amici e conduce una vita di solitudine e rassegnazione dormendo per terra e morendo di freddo, o di overdose, da solo.
E i giovani qui che siano segretamente rampolli di famiglie nobili o ragazzi realmente squattrinati, tutti si ritrovano in mezzo alla strada al freddo del vento d'Inghilterra, a compatirsi a vicenda perché "chi ce l'ha i soldi per entrare in un locale?"; vestiti come straccioni, nel vero senso della parola, con calze, maglie, pantaloni e scarpe strappate, rotte, perché "chi ce li ha i soldi per comprarsi un cappotto nuovo?", vivono in "squat" perché "chi li ha i soldi per pagare un affitto?"nemmeno più la musica e' più simbolo di riscatto, di denuncia, questo trova la sua spiegazione sul fatto che infondo non hanno nulla da denunciare, vogliono solo compatirsi, e poi... la musica?.."e chi ce l'ha i soldi per comprarsi un i-pod?".
I loro leader sono, come di solito succede, quelli che incarnano maggiormente i dettami della comunità i più cool, quindi in questo caso i più poveri e disgraziati (veri o finti).
E poi sono arrabbiati, ma reagiscono con l'intelligenza di un parassita. Si arrabbiano e succedono i Riots, in cui si incendiano a caso cassonetti, negozi o palazzi perché' siamo arrabbiati e ce l'abbiamo coi ricchi, ma non perché vogliamo essere come loro, no, qui rich e' sinonimo di trash (spazzatura)...
Ora, sicuramente la gran parte di ragazzi che assiste e che appartiene a questa cultura parassita del "poor is cool" (povero e' di moda) non si e' soffermata ad analizzare come si e' arrivati a questa moda e cosa essa comporti, e ne fa parte solo perché e' il nuovo trend, ma io si. E non ci sto.
Sono sempre stata un' outsider della mia generazione, pur essendo impopolare io continuo a sentirmi all'antica.
Non mi capacito di come possiamo fare della rassegnazione un modus vivendi da mostrare con fierezza, le cui regole dettano comportamenti e aspirazioni da sconfitti. Non mi capacito di come a vent'anni si parli del futuro come se non ci rimanesse altro che vivere del sussidio del governo, quindi chi non ha un lavoro non lo cerca, chi ce l'ha si lamenta e magari fa di tutto per farsi licenziare e raggiungere il prestigio sociale di povero disoccupato, chi invece e' ricco lo nasconde sotto abiti di seconda mano e case in affitto fatiscenti in quartieri malfamati, affinché i suoi amici non lo sospettino. Non mi capacito di come poi i loro clan siano più esclusivi e intolleranti dei club dell'aristocrazia nobiliare inglese.
Le loro scelte sono controproducenti i loro sentimenti annoiati e il loro futuro non gli interessa, i loro atteggiamenti mi fanno pensare al criceto che gira dentro la sua ruota, solo senza correre, sono molto più lenti e svogliati.
Con questo non voglio spezzare una lancia a favore di chi crede e vive in nome del Dio Denaro, io non faccio parte neanche di quella parte di giovani che sceglie l'università in base al reddito annuo dei propri laureati.
Pero' penso che se Amy Winehouse, per esempio, non fosse stata così ostinata nella sua condizione di rassegnazione, se la povera ragazza di Camden infelice invece di elemosinare amicizia nelle sue canzoni, avesse dimostrato un briciolo di intenzione di voler essere aiutata da chi le voleva bene, se invece di vivere come una povera disgraziata in mezzo alle bottiglie vuote di alcol e il vomito sulla moquette avesse usato 800 di quelle migliaia di pound che aveva in banca per concedersi il lusso, così poco cool, di una signora che l'aiutasse con le faccende di casa, magari questa si sarebbe accorta di quanto quella sera Amy stava esagerando, e avrebbe chiamato l'ambulanza prima che fosse stato troppo tardi..
E non venitemi a dire che la crisi economica può avallare una giustificazione per una generazione di nullafacenti, perché non può esserci giustificazione alla rassegnazione di un ventenne.
Io, come altri miei coetanei le calze rotte le butto e se non si hanno soldi per comprarsene di nuove, ci si reinventa tirando fuori capacita' necessarie per essere assunti in un qualsiasi lavoro che ci permette non solo di comprarci un nuovo paio di calze, ma magari anche un paio di scarpe nuove. Perché la sete di vita e di passioni non deve mai passare di moda. Penso alle mie amiche commesse o cameriere, lavori che anch'io ho fatto e penso a quanto e' dura la routine e quanto il senso di l'alienazione e la sensazione stasi può' essere difficile da sopportare, meno difficile e' invece, crogiolarsi in una condizione di poveri giovani vittime degli errori delle generazioni precedenti che hanno mandato in frantumi irrimediabilmente questo mondo, evitando così di doversi alzare ogni mattina ed andare a lavoro. Perché state certi che quelle volpi dicono che l'uva e' acerba soltanto perché hanno trovato un altro modo per poter mangiare non dovendo sforzarsi per procurarsi il cibo, perché se fossero veramente digiune, se la mangerebbero eccome quell'uva, anche se acerba.
Io cari londoners che hanno preso parte ai riots e a tutti quelli che la pensano, si atteggiano e si vestono come loro, sull'onda del signor Grillo, vi dico di cuore un sonoro V. e vi dico anche che, oltre che parassiti e stupidi, siete brutti non ve ne rendete conto? Infondo poveri o ricchi, chi vuole deliberatamente essere brutto?
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