giovedì, ottobre 25, 2012

52 22 N 004 54 E

Amsterdam, 52 22 N 004 54 E.

La citta' delle biciclette, dei loft con le finestre a tutt'altezza da cui puoi vedere la vita dei cittadini come in un reality show, solo senza la televisione di mezzo che abbrutisce tutto e tutti. 
La citta' del fumo, della marijuana e delle ragazze in vetrina mi si e' presentata in realta' come il nido dell'architettura contemporanea, quella di sostanza, che racconta l'intervento di uomini d'intelletto e creativita' che costruiscono opere innovative secondo criteri di evoluzione urbanistica, civile e sociale. Mi ha fatto constatare come interventi strutturali ed architettonici fanno dell' homo sapiens una specie evoluta, lode agli uomini che hanno costruito ed operato su Amsterdam! E' bella e non solo per formazione naturale, nata come villaggio di pescatori sulle rive del fiume Amstel, e' stata una rivelazione di altissima civilta', cultura e buon gusto.
Freddo pero' e pioggia tanta tanta pioggia a fine Settembre.



















Se andate, dormite all' Excange hotel, 
un piccolissimo design hotel di forma longitudinale con scale strettissime e un sistema di ascensori a labirinto. 














 love. V

Tofu al Limone





Ingredienti:

. 200 gr di Tofu classico
. 3 cucchiai di salsa di Soia
. 1 rametto di Rosmarino
. 2 cucchiai di succo di Limone

Procediamo:

Tagliare a dadini il tofu, bagnarlo con la salsa di soia, far scaldare una padella antiaderente per qualche secondo aggiungere il rosmarino ed il tofu bagnato con la soia. Durante la cottura che durera' fino a quando il tofu non sara' dorato, aggiungere il succo di limone e farlo sfumare.

Guarnire con rosmarino fresco e servire caldissimo.

enjoy 

Love V.


I miei Pancake


Dove: America del Nord. 

Ingredienti:

. 25 gr di burro vegetale
. 125 gr di farina (kamut, farro, o di grano)
. 200 ml di latte di soia (di riso, o di mandorle)
. 6 gr di lievito per dolci
. 2 uova (necessariamente provenienti da piccole fattorie locali, galline tassativamente allevate a terra, scorrazzanti e felici!)
. 15 gr di zucchero
. un pizzico di sale


Procediamo:

Iniziamo la preparazione dei pancakes dividendo gli albumi dai tuorli. Versate i tuorli in un recipiente, dove, miscelando con una forchetta, aggiungerete il latte e il burro fuso. Mescolate per bene tutti gli ingredienti e poi aggiungete il lievito e la farina preventivamente mischiati e setacciati.

Montate i bianchi d’uovo insieme al pizzico di sale e lo zucchero a neve piuttosto morbida (assolutamente non ferma, altrimenti quando andrete ad unire gli albumi al resto dell'impasto si formeranno molti grumi) e uniteli al composto di latte uova e burro e farina, molto delicatamente con un movimento che va dal basso verso l'alto. Mettete a scaldare su fuoco medio (non alto altrimenti non darete il tempo all'impasto di lievitare bene durante la cottura e i pancakes saranno troppo scuri) un pentolino antiaderente (meglio se a fondo spesso) del diametro di 10/12 cm e spennellatelo con un filo di burro. Versate al centro del pentolino un mestolino di preparato, e lasciate che si espanda da solo: quando il pancake sarà dorato, giratelo sull’altro lato per mezzo di una spatolina, come se fosse una crepe o una frittata, quindi fate dorare a sua volta anche l'altro lato e dopodichè saranno pronti. Appena tolti i pancakes dalla padella, poggiateli su di un piatto, impilateli uno sopra l'altro (in tutto dovrebbero formarsene all'incirca 12, quindi 3 a testa) e serviteli caldi e cosparsi di zucchero a velo e sciroppo d’acero. 

enjoy

Love V.














lunedì, ottobre 22, 2012

Sempre ad Ottobre sempre su Londra

Ottobre, notte insonne, tempo per scrivere.
Oggi ho letto un articolo, in un giornale di grande tiratura worldwide, un articolo come tanti, in cui il giornalista vive all'estero e dispensa consigli su come prepararsi all'esperienza dell' emigrazione.
Difficile celare la mia posizione a riguardo,viaggiate gente viaggiate, trasferitevi e se potete rimaneteci! 
Ho trovato, pero' di fatto l'articolo pieno di luoghi comuni e di qualunquismo tanto da domandarmi se lo scrittore stesse raccogliendo info su uno di quei vili siti dove qualsiasi bradipo pantofolaio puo' vestire i panni di un avventuroso reporter del national geographic; o se davvero aveva mai vissuto in quella citta' che, guarda un po', era proprio la "mia" Londra.
L'articolo si configurava e definiva dallo stesso giornalista un "test d'ingresso" per tutti i probabili cittadini british to be. ______(questo segno dovreste leggerlo come il suono del pulsante dei giochi televisivi che segnala la risposta sbagliata) dicevamo _______wrooong!! : You can not, or MUST not mettere un test d'ingresso sulla piu' aperta e libera citta' del mondo. Londra e' sorprendente, sconvolgente, piena di contraddizioni, imprevedibile. Il test d'ingresso dovrebbe essere -respiri?-si.-benvenuto a Londra, ora veditela tu con la citta'.

Vi elenco i 3 segretissimi e brillanti consigli che dava la visionaria giornalista nel suo prezioso e originalissimo manuale di navigata viaggiatrice, pioniera di nuove scoperte su sconosciute culture:
1 imparate a reggere l'alcol della birra
2 rassegnatevi alla moquette e al freddo
3 a londra non si usa il bidet.

Quali impensabili segreti a noi poveri uomini, essa rivela di una terra tanto lontana dagli usi e i costumi bizzarri e nefasti che i celti iniziarono....una decade fa. Ma dai, possibile che vanity fair pubblica un' articolo nell'ottobre 2012 in cui la giornalista dice, attenti Italiani se volete trasferirvi a Londra dovete sapere che si beve birra, fa freddo,in casa c'e' la moquette per terra e in bagno non c'e' il bidet. 

Naturalmente di seguito questo bradipo scrivera' un piccolo capitolo della propria -London lonely planet guide-. Io (bradipissima pantofolaia) a chi volesse trasferirsi a Londra Direi di mantenersi aperti ma allo stesso tempo rigorosi, calzante esempio e' quello della lingua, bisognera' infatti esercitare l'orecchio ad imparare a capire l'inglese universale, quello parlato con tutti gli accenti di tutte le lingue del mondo, di riuscire pero',con i tassisti(una delle poche testimonianze piu' popolose delle tribu' celtiche ancora in vita insieme a pochi altri inglesi presenti nella capitale), a parlare un inglese quanto piu' british possibile altrimenti si rischia di non essere capiti. 
Direi di non guardare mai per terra ma di godersi lo spettacolo dei grattacieli di Bank e di Canary Warf, i palazzi bianchissimi con le ringhiere nere e il verde curatissimo di West London,e le case di mattoni rossi che danno sul Tamigi dei vecchi docks a Wapping, direi che il tower bridge visto col naso all'insù da le vertigini. 
Direi di non salire mai sulla ruota di London eye, Londra si vive per strada, sempre. 
Direi che non e' vero che per viverci devi essere ricco ma che se possiedi un pizzico di nomadismo e uno stomaco forte puoi essere un perfetto londoners con pochissimi pounds avere sempre un tetto sulla testa, la pancia piena e in piu' ci guadagni un sistema immunitario a prova di flue! 
Direi che uno, alla fine ci fa l'abitudine a non usare il bidet, il mio qui in Italia dopo mesi di inattivita'si e'dovuto reinventare, poverino, e ha trovato nuovo uso: e' una fontana che sgorga a comando acqua potabile sempre fresca e pulita, i miei cani adorano il bidet!
Direi che nonostante io preferisca progettare interni piu' che contemporanei, adoravo la sensazione che mi dava scendere dal letto nelle mattine d'inverno e non avere i brividi che salivano dalla pianta del piede su per la schiena per il pavimento ghiacciato. 
Direi che a Londra si, fa freddo, ma ci sono delle mattine a Maggio o fine Aprile in cui la luce del sole scalda e illumina come mai altrove e i parchi brulicano di giovani, e di rado succede di vedere alla fine della giornata, bottiglie di plastica o tubi di crema solare lasciati fuori dal cestino del riciclo.
Direi di visitare il V&A ogni volta che si ha un momento libero, di fare shopping a Spitafield Market il giovedì, a Portobello Road il sabato e a Columbia Road la domenica. 
Direi di mangiare il fish&chips dalla bancarella sotto al London Bridge, proprio di fianco a Borough Market e di mangiare cinese al 15 Broadwick Street, in Soho. 
Direi di provare le scrambled eggs con la benedict sauce almeno una volta nela vita, e correre da Tower Hill fino alla Tate Modern costeggiando il Tamigi tutti i giorni.
Direi di adottare un cane,e portarlo sempre in giro con se, con un cane Londra acquista un'altra prospettiva.
Direi di vivere al north/west ma di divertirsi ad est passando per il centro solo quando si ha nostalgia di casa, e' li infatti che sempre troverete turisti italiani, che emanano un italianita' talmente forte da riempire fino alla nausea il vuoto della nostalgia tipica dell' emigrato. 
Direi di frequentare tanti amici di tutte le provenienze,Londra garantisce l' opportunita' di conoscere e vedere gli usi e i costumi di decine e decine di altri paesi, molti di piu' di quanto ci e' dato conoscere potendo viaggiare una volta all'anno o forse neanche quella. 
Infine, A chi sta pensando di trasferirsi nella capitale britannica direi soprattutto di pensarci bene, perche' se non sei pronto ad una relazione che durera' tutta la vita, non sei pronto a conoscere Londra. 


lovin' V.














domenica, febbraio 19, 2012

L'Ipocrisia della neve

Avete presente quando la neve caduta crea quei paesaggi immacolati colline che sembrano dipinte, ferme nel tempo, surreali. E le città' colorandosi di bianco ci convincono che l'architettura urbana sia più bella nelle forme e pulita nelle geometrie. Quando si guarda giù, le strade e i marciapiedi, non ancora solcati, ne beneficiano di una soffice e candida armonia sinuosa.. i suoni poi sembrano essere attutiti dal manto che ovatta e calma tutto. E la luce, anche lei cambia, il sole arriva a noi con il colore della neve, illuminando di luce bianca. 


La neve, una delle più' grandi e potenti ipocrisie della natura. Dolce quanto l'effetto delle glaciazioni su tutte le forme di vita pre esistenti ad esse. Bella come una donna che cancella le rughe barattandone i ricordi. Vera tanto quanto una magia. 


A me non piace la neve, non mi piace la sua ipocrisia, le false illusioni che crea, e' un farmaco placebo, una fragilissima copertura, una menzogna che nasconde la verità.


A me non inganna la neve, io non le credo, perché' riesco a vedere cosa c'e' sotto il suo trucco.


Sotto di essa le colline sono cimiteri ghiacciati di tutte le forme di vita che le abitavano. In città, i tetti e anche le più ingegnose fra le architetture, vorrebbero urlare sotto quel bavaglio che le fa tacere minacciandole col suo peso. Le strade e i marciapiedi bugiardi mentono, immacolati, come mai calpestati. Il suono poi, e' quello del silenzio nel campo di battaglia finita la guerra. E il sole, che perde i toni caldi del giallo, colore vitale, e si fa freddo assumendo toni bluastri, come la nostra pelle quando il sangue non scorre più.


A me non piace la neve, io non le credo.





lunedì, gennaio 16, 2012

Inizio, poi Svolgimento, poi Fine.

...come quando uno corre quasi fosse inseguito da una minaccia e poi arrivato al sicuro, si gira e si accorge che non c'e' nessuno dietro,non c'e' mai stato, e guardando avanti non sa dove si trovi e perché e' finito li.


Inizio, Svolgimento, Fine. Ci hanno insegnato a seguire nell'ordine indicato dai loro stessi nomi queste 3 fasi, fin da piccoli. 

Vuoi la minestra? Mangia la minestra, finisci la minestra. Inizia l'università', studia, devi prendere la laurea. Ti piace quel ragazzo? fai sul serio con lui, sposatevi. Sbrigati! trova un lavoro, vai in ufficio tutti i giorni, arriva alla fine del tuo contratto.

Non ci insegnano a far fronte agli imprevisti, come se vivessimo una vita senza variabili, solo costanti, che sono facilmente calcolabili e portano di sicuro al risultato previsto.

E se una volta provata la minestra mi accorgo che non mi piace? e se conoscendo meglio questo ragazzo dopo anni realizzo che siamo inconciliabili? E se non fosse questo il corso di laurea che mi aiuti a diventare chi voglio diventare? E se il lavoro che mi accingo a fare quotidianamente mi allontani giorno dopo giorno da me stesso? 

Be', sei un fallito.

Infondo chi e' degno di stima? chi ha una laurea prestigiosa, un lavoro (uno di quelli con un posto dove recarsi), un conto in banca,(se non paghi le tasse sei anche più furbo) e chi ha la macchina più grande vince tutto! E poi, devi sposarti, si si, arriva un momento nella vita in cui se non sei sposato inizi a destare sospetti anche nelle menti più aperte.

Se sei felice o no dei traguardi raggiunti non lo valuta nessuno. 

Perché ti hanno insegnato che l'unica cosa che conta e' finire le tre fasi ed arrivare al risultato. Infondo quello che hai seguito e' uno schema appurato e ben calcolato, sono costanti che portano ad una soluzione matematica.

Aspetta un attimo, pero'.. 
..nessuno ti aveva mai detto che la felicita' non era contemplata in quel risultato.




love, Valentina 
















domenica, dicembre 11, 2011

Noi uomini e il nostro mondo

Saro' breve, ma non perche' ho poco da dire.
Dall'ultima volta che ho scritto mi sono imbarcata in una nuova esperienza che e' stata illuminante. Io non sono mai stata capace di trovare parole che mi definiscano e mi sono sempre stupita di come le persone siano brave a trovare aggettivi per definire se stessi, ma una cosa di me ad oggi la so e posso essere sicura nel dirlo: ci sono momenti della vita in cui mi ritrovo fortunatamente brava a reagire e a superare i momenti di crisi. Niente psicoanalisi o esercizi spirituali, no, niente del genere, solo quello che gli inglesi chiamerebbero experiencing life, imparare, cioè, ad aprire gli occhi semplicemente affrontando la vita, le proprie paure e i propri limiti. Questo mi aiuta a dare il giusto peso a ciò' che mi succede e a quello che provo.
Solo pochi giorni fa, lo stage, il fatto di aver lasciato Londra, di essere sola contro tutti e sopratutto contro me stessa in questa scelta, mi sembrava un problema difficile da superare, concentravo i miei umori e le mie energie a definire e connotare questa situazione di crisi. 
Ad oggi posso dire di essere cresciuta, di essere diventata più' forte e saggia. Anche prima ero consapevole che ci sono cose molto più' gravi e certo che il mondo era ben saldo sulla sua asse e la gravita' continuava a spingere verso il centro della terra e non sulle mie spalle, ma io mi sentivo come se mi stesse crollando addosso. Ora no, ora credo che esso gravi sulle spalle di tutti i suoi abitanti, piante, animali ed esseri umani, chi più' chi meno compie lo sforzo quotidiano affinché esso non crolli. E non c'entra la grottesca politica a cui stiamo assistendo o gli sforzi delle associazioni ambientali, animaliste, solidali etc.. no, parlo della capacita' umana (e per umana intendo di tutti gli esseri viventi) di sopravvivere a e con il mondo. 
La vita e' temporanea, così come il dolore e la felicita',come decidiamo di viverla, chi vogliamo essere, e' tutto nelle nostre mani, nella nostra capacita' di vedere il quadro generale e di non farci sopraffare dal peso e dall'incertezza di farcela. Se siamo qui a reggere il mondo, a vivere la nostra vita, e' perché' ne siamo capaci, e' perché fino a quando non moriremo il nostro mondo e tutti gli esseri umani che lo abitano hanno bisogno anche delle nostre spalle su cui gravare per stare tutti in piedi. 


Paradossalmente pero', accade che più ci si prende il peso sulle proprie spalle di coloro i quali, per natura o per altre cause, non riescono a reggere la loro parte di mondo, più questo risulta leggero.


Questo e' quello che ho capito.


love, Valentina.





















 
 
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