Ottobre, notte insonne, tempo per scrivere.
Oggi ho letto un articolo, in un giornale di grande tiratura worldwide, un articolo come tanti, in cui il giornalista vive all'estero e dispensa consigli su come prepararsi all'esperienza dell' emigrazione.
Difficile celare la mia posizione a riguardo,viaggiate gente viaggiate, trasferitevi e se potete rimaneteci!
Ho trovato, pero' di fatto l'articolo pieno di luoghi comuni e di qualunquismo tanto da domandarmi se lo scrittore stesse raccogliendo info su uno di quei vili siti dove qualsiasi bradipo pantofolaio puo' vestire i panni di un avventuroso reporter del national geographic; o se davvero aveva mai vissuto in quella citta' che, guarda un po', era proprio la "mia" Londra.
L'articolo si configurava e definiva dallo stesso giornalista un "test d'ingresso" per tutti i probabili cittadini british to be. ______(questo segno dovreste leggerlo come il suono del pulsante dei giochi televisivi che segnala la risposta sbagliata) dicevamo _______wrooong!! : You can not, or MUST not mettere un test d'ingresso sulla piu' aperta e libera citta' del mondo. Londra e' sorprendente, sconvolgente, piena di contraddizioni, imprevedibile. Il test d'ingresso dovrebbe essere -respiri?-si.-benvenuto a Londra, ora veditela tu con la citta'.
Vi elenco i 3 segretissimi e brillanti consigli che dava la visionaria giornalista nel suo prezioso e originalissimo manuale di navigata viaggiatrice, pioniera di nuove scoperte su sconosciute culture:
1 imparate a reggere l'alcol della birra
2 rassegnatevi alla moquette e al freddo
3 a londra non si usa il bidet.
Quali impensabili segreti a noi poveri uomini, essa rivela di una terra tanto lontana dagli usi e i costumi bizzarri e nefasti che i celti iniziarono....una decade fa. Ma dai, possibile che vanity fair pubblica un' articolo nell'ottobre 2012 in cui la giornalista dice, attenti Italiani se volete trasferirvi a Londra dovete sapere che si beve birra, fa freddo,in casa c'e' la moquette per terra e in bagno non c'e' il bidet.
Naturalmente di seguito questo bradipo scrivera' un piccolo capitolo della propria -London lonely planet guide-. Io (bradipissima pantofolaia) a chi volesse trasferirsi a Londra Direi di mantenersi aperti ma allo stesso tempo rigorosi, calzante esempio e' quello della lingua, bisognera' infatti esercitare l'orecchio ad imparare a capire l'inglese universale, quello parlato con tutti gli accenti di tutte le lingue del mondo, di riuscire pero',con i tassisti(una delle poche testimonianze piu' popolose delle tribu' celtiche ancora in vita insieme a pochi altri inglesi presenti nella capitale), a parlare un inglese quanto piu' british possibile altrimenti si rischia di non essere capiti.
Direi di non guardare mai per terra ma di godersi lo spettacolo dei grattacieli di Bank e di Canary Warf, i palazzi bianchissimi con le ringhiere nere e il verde curatissimo di West London,e le case di mattoni rossi che danno sul Tamigi dei vecchi docks a Wapping, direi che il tower bridge visto col naso all'insù da le vertigini.
Direi di non salire mai sulla ruota di London eye, Londra si vive per strada, sempre.
Direi che non e' vero che per viverci devi essere ricco ma che se possiedi un pizzico di nomadismo e uno stomaco forte puoi essere un perfetto londoners con pochissimi pounds avere sempre un tetto sulla testa, la pancia piena e in piu' ci guadagni un sistema immunitario a prova di flue!
Direi che uno, alla fine ci fa l'abitudine a non usare il bidet, il mio qui in Italia dopo mesi di inattivita'si e'dovuto reinventare, poverino, e ha trovato nuovo uso: e' una fontana che sgorga a comando acqua potabile sempre fresca e pulita, i miei cani adorano il bidet!
Direi che nonostante io preferisca progettare interni piu' che contemporanei, adoravo la sensazione che mi dava scendere dal letto nelle mattine d'inverno e non avere i brividi che salivano dalla pianta del piede su per la schiena per il pavimento ghiacciato.
Direi che a Londra si, fa freddo, ma ci sono delle mattine a Maggio o fine Aprile in cui la luce del sole scalda e illumina come mai altrove e i parchi brulicano di giovani, e di rado succede di vedere alla fine della giornata, bottiglie di plastica o tubi di crema solare lasciati fuori dal cestino del riciclo.
Direi di visitare il V&A ogni volta che si ha un momento libero, di fare shopping a Spitafield Market il giovedì, a Portobello Road il sabato e a Columbia Road la domenica.
Direi di mangiare il fish&chips dalla bancarella sotto al London Bridge, proprio di fianco a Borough Market e di mangiare cinese al 15 Broadwick Street, in Soho.
Direi di provare le scrambled eggs con la benedict sauce almeno una volta nela vita, e correre da Tower Hill fino alla Tate Modern costeggiando il Tamigi tutti i giorni.
Direi di adottare un cane,e portarlo sempre in giro con se, con un cane Londra acquista un'altra prospettiva.
Direi di vivere al north/west ma di divertirsi ad est passando per il centro solo quando si ha nostalgia di casa, e' li infatti che sempre troverete turisti italiani, che emanano un italianita' talmente forte da riempire fino alla nausea il vuoto della nostalgia tipica dell' emigrato.
Direi di frequentare tanti amici di tutte le provenienze,Londra garantisce l' opportunita' di conoscere e vedere gli usi e i costumi di decine e decine di altri paesi, molti di piu' di quanto ci e' dato conoscere potendo viaggiare una volta all'anno o forse neanche quella.
Infine, A chi sta pensando di trasferirsi nella capitale britannica direi soprattutto di pensarci bene, perche' se non sei pronto ad una relazione che durera' tutta la vita, non sei pronto a conoscere Londra.
lovin' V.
lunedì, ottobre 22, 2012
domenica, febbraio 19, 2012
L'Ipocrisia della neve
Avete presente quando la neve caduta crea quei paesaggi immacolati colline che sembrano dipinte, ferme nel tempo, surreali. E le città' colorandosi di bianco ci convincono che l'architettura urbana sia più bella nelle forme e pulita nelle geometrie. Quando si guarda giù, le strade e i marciapiedi, non ancora solcati, ne beneficiano di una soffice e candida armonia sinuosa.. i suoni poi sembrano essere attutiti dal manto che ovatta e calma tutto. E la luce, anche lei cambia, il sole arriva a noi con il colore della neve, illuminando di luce bianca.
La neve, una delle più' grandi e potenti ipocrisie della natura. Dolce quanto l'effetto delle glaciazioni su tutte le forme di vita pre esistenti ad esse. Bella come una donna che cancella le rughe barattandone i ricordi. Vera tanto quanto una magia.
A me non piace la neve, non mi piace la sua ipocrisia, le false illusioni che crea, e' un farmaco placebo, una fragilissima copertura, una menzogna che nasconde la verità.
Sotto di essa le colline sono cimiteri ghiacciati di tutte le forme di vita che le abitavano. In città, i tetti e anche le più ingegnose fra le architetture, vorrebbero urlare sotto quel bavaglio che le fa tacere minacciandole col suo peso. Le strade e i marciapiedi bugiardi mentono, immacolati, come mai calpestati. Il suono poi, e' quello del silenzio nel campo di battaglia finita la guerra. E il sole, che perde i toni caldi del giallo, colore vitale, e si fa freddo assumendo toni bluastri, come la nostra pelle quando il sangue non scorre più.
A me non piace la neve, io non le credo.
La neve, una delle più' grandi e potenti ipocrisie della natura. Dolce quanto l'effetto delle glaciazioni su tutte le forme di vita pre esistenti ad esse. Bella come una donna che cancella le rughe barattandone i ricordi. Vera tanto quanto una magia.
A me non piace la neve, non mi piace la sua ipocrisia, le false illusioni che crea, e' un farmaco placebo, una fragilissima copertura, una menzogna che nasconde la verità.
A me non inganna la neve, io non le credo, perché' riesco a vedere cosa c'e' sotto il suo trucco.
Sotto di essa le colline sono cimiteri ghiacciati di tutte le forme di vita che le abitavano. In città, i tetti e anche le più ingegnose fra le architetture, vorrebbero urlare sotto quel bavaglio che le fa tacere minacciandole col suo peso. Le strade e i marciapiedi bugiardi mentono, immacolati, come mai calpestati. Il suono poi, e' quello del silenzio nel campo di battaglia finita la guerra. E il sole, che perde i toni caldi del giallo, colore vitale, e si fa freddo assumendo toni bluastri, come la nostra pelle quando il sangue non scorre più.
A me non piace la neve, io non le credo.
lunedì, gennaio 16, 2012
Inizio, poi Svolgimento, poi Fine.
...come quando uno corre quasi fosse inseguito da una minaccia e poi arrivato al sicuro, si gira e si accorge che non c'e' nessuno dietro,non c'e' mai stato, e guardando avanti non sa dove si trovi e perché e' finito li.
Inizio, Svolgimento, Fine. Ci hanno insegnato a seguire nell'ordine indicato dai loro stessi nomi queste 3 fasi, fin da piccoli.
Inizio, Svolgimento, Fine. Ci hanno insegnato a seguire nell'ordine indicato dai loro stessi nomi queste 3 fasi, fin da piccoli.
Vuoi la minestra? Mangia la minestra, finisci la minestra. Inizia l'università', studia, devi prendere la laurea. Ti piace quel ragazzo? fai sul serio con lui, sposatevi. Sbrigati! trova un lavoro, vai in ufficio tutti i giorni, arriva alla fine del tuo contratto.
Non ci insegnano a far fronte agli imprevisti, come se vivessimo una vita senza variabili, solo costanti, che sono facilmente calcolabili e portano di sicuro al risultato previsto.
E se una volta provata la minestra mi accorgo che non mi piace? e se conoscendo meglio questo ragazzo dopo anni realizzo che siamo inconciliabili? E se non fosse questo il corso di laurea che mi aiuti a diventare chi voglio diventare? E se il lavoro che mi accingo a fare quotidianamente mi allontani giorno dopo giorno da me stesso?
Be', sei un fallito.
Infondo chi e' degno di stima? chi ha una laurea prestigiosa, un lavoro (uno di quelli con un posto dove recarsi), un conto in banca,(se non paghi le tasse sei anche più furbo) e chi ha la macchina più grande vince tutto! E poi, devi sposarti, si si, arriva un momento nella vita in cui se non sei sposato inizi a destare sospetti anche nelle menti più aperte.
Se sei felice o no dei traguardi raggiunti non lo valuta nessuno.
Perché ti hanno insegnato che l'unica cosa che conta e' finire le tre fasi ed arrivare al risultato. Infondo quello che hai seguito e' uno schema appurato e ben calcolato, sono costanti che portano ad una soluzione matematica.
Aspetta un attimo, pero'..
..nessuno ti aveva mai detto che la felicita' non era contemplata in quel risultato.
love, Valentina
domenica, dicembre 11, 2011
Noi uomini e il nostro mondo
Saro' breve, ma non perche' ho poco da dire.
Dall'ultima volta che ho scritto mi sono imbarcata in una nuova esperienza che e' stata illuminante. Io non sono mai stata capace di trovare parole che mi definiscano e mi sono sempre stupita di come le persone siano brave a trovare aggettivi per definire se stessi, ma una cosa di me ad oggi la so e posso essere sicura nel dirlo: ci sono momenti della vita in cui mi ritrovo fortunatamente brava a reagire e a superare i momenti di crisi. Niente psicoanalisi o esercizi spirituali, no, niente del genere, solo quello che gli inglesi chiamerebbero experiencing life, imparare, cioè, ad aprire gli occhi semplicemente affrontando la vita, le proprie paure e i propri limiti. Questo mi aiuta a dare il giusto peso a ciò' che mi succede e a quello che provo.
Solo pochi giorni fa, lo stage, il fatto di aver lasciato Londra, di essere sola contro tutti e sopratutto contro me stessa in questa scelta, mi sembrava un problema difficile da superare, concentravo i miei umori e le mie energie a definire e connotare questa situazione di crisi.
Ad oggi posso dire di essere cresciuta, di essere diventata più' forte e saggia. Anche prima ero consapevole che ci sono cose molto più' gravi e certo che il mondo era ben saldo sulla sua asse e la gravita' continuava a spingere verso il centro della terra e non sulle mie spalle, ma io mi sentivo come se mi stesse crollando addosso. Ora no, ora credo che esso gravi sulle spalle di tutti i suoi abitanti, piante, animali ed esseri umani, chi più' chi meno compie lo sforzo quotidiano affinché esso non crolli. E non c'entra la grottesca politica a cui stiamo assistendo o gli sforzi delle associazioni ambientali, animaliste, solidali etc.. no, parlo della capacita' umana (e per umana intendo di tutti gli esseri viventi) di sopravvivere a e con il mondo.
La vita e' temporanea, così come il dolore e la felicita',come decidiamo di viverla, chi vogliamo essere, e' tutto nelle nostre mani, nella nostra capacita' di vedere il quadro generale e di non farci sopraffare dal peso e dall'incertezza di farcela. Se siamo qui a reggere il mondo, a vivere la nostra vita, e' perché' ne siamo capaci, e' perché fino a quando non moriremo il nostro mondo e tutti gli esseri umani che lo abitano hanno bisogno anche delle nostre spalle su cui gravare per stare tutti in piedi.
Paradossalmente pero', accade che più ci si prende il peso sulle proprie spalle di coloro i quali, per natura o per altre cause, non riescono a reggere la loro parte di mondo, più questo risulta leggero.
Questo e' quello che ho capito.
love, Valentina.
Dall'ultima volta che ho scritto mi sono imbarcata in una nuova esperienza che e' stata illuminante. Io non sono mai stata capace di trovare parole che mi definiscano e mi sono sempre stupita di come le persone siano brave a trovare aggettivi per definire se stessi, ma una cosa di me ad oggi la so e posso essere sicura nel dirlo: ci sono momenti della vita in cui mi ritrovo fortunatamente brava a reagire e a superare i momenti di crisi. Niente psicoanalisi o esercizi spirituali, no, niente del genere, solo quello che gli inglesi chiamerebbero experiencing life, imparare, cioè, ad aprire gli occhi semplicemente affrontando la vita, le proprie paure e i propri limiti. Questo mi aiuta a dare il giusto peso a ciò' che mi succede e a quello che provo.
Solo pochi giorni fa, lo stage, il fatto di aver lasciato Londra, di essere sola contro tutti e sopratutto contro me stessa in questa scelta, mi sembrava un problema difficile da superare, concentravo i miei umori e le mie energie a definire e connotare questa situazione di crisi.
Ad oggi posso dire di essere cresciuta, di essere diventata più' forte e saggia. Anche prima ero consapevole che ci sono cose molto più' gravi e certo che il mondo era ben saldo sulla sua asse e la gravita' continuava a spingere verso il centro della terra e non sulle mie spalle, ma io mi sentivo come se mi stesse crollando addosso. Ora no, ora credo che esso gravi sulle spalle di tutti i suoi abitanti, piante, animali ed esseri umani, chi più' chi meno compie lo sforzo quotidiano affinché esso non crolli. E non c'entra la grottesca politica a cui stiamo assistendo o gli sforzi delle associazioni ambientali, animaliste, solidali etc.. no, parlo della capacita' umana (e per umana intendo di tutti gli esseri viventi) di sopravvivere a e con il mondo.
La vita e' temporanea, così come il dolore e la felicita',come decidiamo di viverla, chi vogliamo essere, e' tutto nelle nostre mani, nella nostra capacita' di vedere il quadro generale e di non farci sopraffare dal peso e dall'incertezza di farcela. Se siamo qui a reggere il mondo, a vivere la nostra vita, e' perché' ne siamo capaci, e' perché fino a quando non moriremo il nostro mondo e tutti gli esseri umani che lo abitano hanno bisogno anche delle nostre spalle su cui gravare per stare tutti in piedi.
Paradossalmente pero', accade che più ci si prende il peso sulle proprie spalle di coloro i quali, per natura o per altre cause, non riescono a reggere la loro parte di mondo, più questo risulta leggero.
Questo e' quello che ho capito.
love, Valentina.
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martedì, novembre 29, 2011
Luck is an attitude
La fortuna e' un atteggiamento. Bravi ai comunicatori di Martini che oltre a proporre in tv un'advertising non convenzionale, mi hanno fatto ricordare questo statement che tanto mi piace.
In ogni caso, in qualunque situazione, qualsiasi sia il tuo referente, in qualsiasi circostanza, io credo che la buona sorte, la fortuna, l' avere il fato a proprio vantaggio, sia sempre dovuto ad una questione di atteggiamento.
Seppure si abbiano le carte giuste, nonostante ci si impegni ogni giorno a fare del proprio meglio, anche quando si e' una persona integra ed onesta, non basta per essere vincenti, il segreto sta nel crederlo, nel sentirsi sangue vincente scorrere nelle vene, respirare soddisfazione ad ogni pensiero, nel perseguire come obiettivo quello di voler diventare se stessi perché' non c'e' nessun'altra persona a cui dover aspirare. Ci pensa la vita a buttarci giù. La verità' non e' assoluta: ognuno di noi ha opinioni relative alla propria esperienza, al proprio giudizio; quindi faccio in modo di agire su quanto e' in mio controllo: la convinzione che io ho di me, che si proietta poi sul mio atteggiamento, il quale arriva agli altri in maniera diretta quanto più forte e' la mia convinzione. Io credo di fare il mio meglio, vado a dormire la sera ripercorrendo gli eventi della giornata e, si, sono stata "brava", credo di essere onesta e integra, sono convinta di avere le carte per essere vincente nella vita, negli affetti e nel lavoro, e lo dimostro, con umiltà' cerco di dimostrare quanto forti siano le mie convinzioni supportandole con i fatti e la passione, traspirando vittoria da ogni poro. Gli altri, le persone intorno, lo percepiscono tutti allo stesso modo, si, in maniera assolutistica, perché' la mia non e' un'opinione, e' un'atteggiamento. Come loro reagiscono ad esso pero' e' un'altra storia... ma questo e' secondario, non conta.
In ogni caso, in qualunque situazione, qualsiasi sia il tuo referente, in qualsiasi circostanza, io credo che la buona sorte, la fortuna, l' avere il fato a proprio vantaggio, sia sempre dovuto ad una questione di atteggiamento.
Seppure si abbiano le carte giuste, nonostante ci si impegni ogni giorno a fare del proprio meglio, anche quando si e' una persona integra ed onesta, non basta per essere vincenti, il segreto sta nel crederlo, nel sentirsi sangue vincente scorrere nelle vene, respirare soddisfazione ad ogni pensiero, nel perseguire come obiettivo quello di voler diventare se stessi perché' non c'e' nessun'altra persona a cui dover aspirare. Ci pensa la vita a buttarci giù. La verità' non e' assoluta: ognuno di noi ha opinioni relative alla propria esperienza, al proprio giudizio; quindi faccio in modo di agire su quanto e' in mio controllo: la convinzione che io ho di me, che si proietta poi sul mio atteggiamento, il quale arriva agli altri in maniera diretta quanto più forte e' la mia convinzione. Io credo di fare il mio meglio, vado a dormire la sera ripercorrendo gli eventi della giornata e, si, sono stata "brava", credo di essere onesta e integra, sono convinta di avere le carte per essere vincente nella vita, negli affetti e nel lavoro, e lo dimostro, con umiltà' cerco di dimostrare quanto forti siano le mie convinzioni supportandole con i fatti e la passione, traspirando vittoria da ogni poro. Gli altri, le persone intorno, lo percepiscono tutti allo stesso modo, si, in maniera assolutistica, perché' la mia non e' un'opinione, e' un'atteggiamento. Come loro reagiscono ad esso pero' e' un'altra storia... ma questo e' secondario, non conta.
non mi piace David Gandy, ma mi ha convinto.
love, Valentina.
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martedì, novembre 22, 2011
Cronaca di vita di una stagista
Io nella vita voglio scrivere. Dopo un mese di assenza dal mio blog, durante il quale ho, nell'ordine, lasciato l'Inghilterra dove vivevo, trovato il mio primo vero lavoro (che oggi si chiama internship o stage), e una casa nuova che ho ristrutturato, sono giunta ad una conclusione: io voglio scrivere. E' un bisogno, un'urgenza, nonostante i seri e importanti cambiamenti che mi stanno stravolgendo la vita, l'unica vera costante, l'unico vero atto che sento dare senso alla mia vita e'quello della scrittura. Questo non cambierà' mai, non importa in quale continente io viva, quanto bella o grande sia la casa che abito, non importa quanto stimolante e ambizioso sia il mio stage, io ogni giorno penso a cosa sarebbe un buon argomento su cui scrivere, quale riflessione mettere sul mio blog. Ce ne sarebbero decine dopo questo mese incredibile che ho vissuto, il mio epico colloquio, il mio boss straordinario, il mio rientro in Italia, la mia splendida nuova e prima vera casa, la paura di aver smesso di studiare e di aver lasciato la città' per la provincia, la soddisfazione di essere stata scelta e molti altri ancora. Eppure.. io l'unica cosa che sento di dover raccontare e' l'ansia di non avere tempo per scrivere.
Quindi eccomi qui a narrare tutto quanto mi e' accaduto da quando ho lasciato questa interfaccia grafica e quello che sto sto provando in questo inizio sera di fine Novembre dei miei ventisette anni.
Voglio iniziare come nelle favole: Tutto ebbe inizio... quando la sera del 20 Ottobre dopo un colloquio di 3 ore e mezza quello che sarà' poi diventato il mio boss mi dice, _bene Valentina, ci vediamo domani mattina alle 9, io durante questi sei mesi cercherò' di insegnarti tutto quello che posso_
Io incredula e incosciente nel mio tailleur verde bosco di zara, col mio toupe' rame dorato nuovo di tinta dal parrucchiere, ero stata presa in direttissima per ricoprire un ruolo che non era quello per cui ero stata chiamata e intervistata, ma che sembrava essere stato plasmato su misura per me per la mia indole, non sui miei studi o il mio c.v.
Ero tornata da Londra con una valigia 48 ore perché' mai avrei pensato di ottenere il lavoro cominciando dalla mattina seguente, e non avevo pianificato niente, dove avrei dormito nei mesi a seguire, come avrei fatto a vedere la mia famiglia che vive a Londra(il mio ragazzo e i miei cani), per non parlare poi di come avrei fatto senza i miei vestiti e sopratutto le mie scarpe!
Così ho iniziato a prendere la macchina (prestata perché' io non l'ho mai avuta)e guidare 100 km ogni giorno per raggiungere il mio "posto di lavoro". Dopo la prima settimana in cui mi sembrava di vivere nei panni Anne Hataway in nel "il diavolo veste Prada" (solo che io indossavo quelli di mia madre perché' i miei erano a Londra), il mio capo mi ha assegnato un progetto in cui ho messo anima e cuore letteralmente, consisteva nello scrivere i profili caratteriali di 6 personaggi ideati da me. Avete presente quando a Jim Carrey in "una settimana da dio" attraversando l'oceano si aprono le acque sulle note di "I've got the power" ecco io mi sentivo così, niente poteva togliermi la gioia di quel momento, essere stata scelta come scrittrice creativa! Poi pero' la realtà' degli adulti ha fatto capolino sulla nuvoletta vicina al paradiso dove ho vissuto per qualche giorno e mi sono ritrovata seduta dalle 9 alle 6:30 dietro una scrivania che raggiungo solo dopo 40 min. di autostrada all'alba di ogni mia mattina; la paura di avere sbagliato, di star perdendo tempo allontanandomi da tutto quello per cui avevo studiato, viaggiato e fatto sacrifici mi ha fatto vivere momenti di panico. Mi sono vista seduta li fra le tante scrivanie, in una strada con decine di altre aziende con altrettante scrivanie, senza niente da fare (il progetto era stato consegnato) fino al prossimo ordine,io dovevo semplicemente andare a lavoro, che durante quei giorni consisteva nel guardare l'orologio ad ogni cambio di minuto. Intanto a Londra le mostre che avevo pianificato di andare a vedere finivano, le mode iniziate quando ho preso l'aereo erano già' passate, e i ristoranti del momento avevano già' chiuso, i blogger che seguivo avevano postato centinaia di articoli che non avevo fatto in tempo a leggere, e io sognando la cucina thai ogni notte mi barcamenavo fra un'occhiata ai minuti che passavano, l'odore del pranzo cucinato alla svelta la mattina presto (altro che le mie gustosissime ed elaboratissime ricette),il senso di colpa nei confronti dei miei cani (nel frattempo scarrozzati in Italia chiusi da soli in 50 mq dalle 8 alle 20, le merendine del distributore automatico aziendale, l'accento marchigiano, la mia vicina di scrivania appena tornata dal Messico,la spia della macchina che segna sempre riserva carburante, i giramenti di testa e il tremore alle gambe per la stanchezza, e il mio maledettissimo atteggiamento remissivo che non riesco a togliermi perché' penso _sono appena uscita dall'università', ho conseguito una laurea all'estero, non aspetteranno altro che un passo falso per dire "chi si crede di essere quella li"_ sentirsi in colpa per essere quello per cui ho fortunatamente avuto la possibilità' di lottare, no, _ma chi me lo ha fatto fare_ questa non e' la mia vita, proprio no. Per di più' non scrivevo nel mio blog da 2 settimane.Mi e' preso il panico! Poi invece e' arrivato tempestivo il motivo per cui ho accettato tutto questo, il mio boss, il quale malgrado la situazione di reticenza generale nei miei confronti, mi ha assegnato un' altro ambiziosissimo progetto tutto per me in cui mi sono tuffata giorno e notte con tutte le scarpe (mie, perché' nel frattempo il mio angelo aveva fatto in modo di farmi riavere tutto il mio guardaroba) e siamo arrivati a stasera. Ho avuto modo di esternare le mie paure e insofferenze e ho avuto la possibilità' di essere libera da orari fissi e ostacolanti scrivanie che uccidono la mia creatività' e il mio naturale ottimismo e, nonostante lavori al progetto dalla mattina fino a notte fonda, riesco a sentirmi più' vicina a me stessa e sono, adesso, anche riuscita a riappropriarmi di questa abitudine di scrivere nel blog che placa le mie ansie e nutre il mio umore. Vivo alla giornata pero', perché' finita questa parentesi del novo "progettino" come lo chiama lui, il mio posto e' dietro la scrivania, nell'azienda a 50 km da casa, nella via delle decine di aziende con dentro tante scrivanie, nell'entroterra marchigiano, dove centinaia di persone passano la maggior parte delle ore della loro vita talvolta guardando l'orologio, contribuendo ad un progetto più' grande, quello di provvedere alle proprie famiglie o quello di inseguire un'ambizione, un sogno che nel mio caso pero' si ferma dietro quella scrivania e ricomincia di fronte a questa interfaccia grafica.
love, Valentina.
Quindi eccomi qui a narrare tutto quanto mi e' accaduto da quando ho lasciato questa interfaccia grafica e quello che sto sto provando in questo inizio sera di fine Novembre dei miei ventisette anni.
Voglio iniziare come nelle favole: Tutto ebbe inizio... quando la sera del 20 Ottobre dopo un colloquio di 3 ore e mezza quello che sarà' poi diventato il mio boss mi dice, _bene Valentina, ci vediamo domani mattina alle 9, io durante questi sei mesi cercherò' di insegnarti tutto quello che posso_
Io incredula e incosciente nel mio tailleur verde bosco di zara, col mio toupe' rame dorato nuovo di tinta dal parrucchiere, ero stata presa in direttissima per ricoprire un ruolo che non era quello per cui ero stata chiamata e intervistata, ma che sembrava essere stato plasmato su misura per me per la mia indole, non sui miei studi o il mio c.v.
Ero tornata da Londra con una valigia 48 ore perché' mai avrei pensato di ottenere il lavoro cominciando dalla mattina seguente, e non avevo pianificato niente, dove avrei dormito nei mesi a seguire, come avrei fatto a vedere la mia famiglia che vive a Londra(il mio ragazzo e i miei cani), per non parlare poi di come avrei fatto senza i miei vestiti e sopratutto le mie scarpe!
Così ho iniziato a prendere la macchina (prestata perché' io non l'ho mai avuta)e guidare 100 km ogni giorno per raggiungere il mio "posto di lavoro". Dopo la prima settimana in cui mi sembrava di vivere nei panni Anne Hataway in nel "il diavolo veste Prada" (solo che io indossavo quelli di mia madre perché' i miei erano a Londra), il mio capo mi ha assegnato un progetto in cui ho messo anima e cuore letteralmente, consisteva nello scrivere i profili caratteriali di 6 personaggi ideati da me. Avete presente quando a Jim Carrey in "una settimana da dio" attraversando l'oceano si aprono le acque sulle note di "I've got the power" ecco io mi sentivo così, niente poteva togliermi la gioia di quel momento, essere stata scelta come scrittrice creativa! Poi pero' la realtà' degli adulti ha fatto capolino sulla nuvoletta vicina al paradiso dove ho vissuto per qualche giorno e mi sono ritrovata seduta dalle 9 alle 6:30 dietro una scrivania che raggiungo solo dopo 40 min. di autostrada all'alba di ogni mia mattina; la paura di avere sbagliato, di star perdendo tempo allontanandomi da tutto quello per cui avevo studiato, viaggiato e fatto sacrifici mi ha fatto vivere momenti di panico. Mi sono vista seduta li fra le tante scrivanie, in una strada con decine di altre aziende con altrettante scrivanie, senza niente da fare (il progetto era stato consegnato) fino al prossimo ordine,io dovevo semplicemente andare a lavoro, che durante quei giorni consisteva nel guardare l'orologio ad ogni cambio di minuto. Intanto a Londra le mostre che avevo pianificato di andare a vedere finivano, le mode iniziate quando ho preso l'aereo erano già' passate, e i ristoranti del momento avevano già' chiuso, i blogger che seguivo avevano postato centinaia di articoli che non avevo fatto in tempo a leggere, e io sognando la cucina thai ogni notte mi barcamenavo fra un'occhiata ai minuti che passavano, l'odore del pranzo cucinato alla svelta la mattina presto (altro che le mie gustosissime ed elaboratissime ricette),il senso di colpa nei confronti dei miei cani (nel frattempo scarrozzati in Italia chiusi da soli in 50 mq dalle 8 alle 20, le merendine del distributore automatico aziendale, l'accento marchigiano, la mia vicina di scrivania appena tornata dal Messico,la spia della macchina che segna sempre riserva carburante, i giramenti di testa e il tremore alle gambe per la stanchezza, e il mio maledettissimo atteggiamento remissivo che non riesco a togliermi perché' penso _sono appena uscita dall'università', ho conseguito una laurea all'estero, non aspetteranno altro che un passo falso per dire "chi si crede di essere quella li"_ sentirsi in colpa per essere quello per cui ho fortunatamente avuto la possibilità' di lottare, no, _ma chi me lo ha fatto fare_ questa non e' la mia vita, proprio no. Per di più' non scrivevo nel mio blog da 2 settimane.Mi e' preso il panico! Poi invece e' arrivato tempestivo il motivo per cui ho accettato tutto questo, il mio boss, il quale malgrado la situazione di reticenza generale nei miei confronti, mi ha assegnato un' altro ambiziosissimo progetto tutto per me in cui mi sono tuffata giorno e notte con tutte le scarpe (mie, perché' nel frattempo il mio angelo aveva fatto in modo di farmi riavere tutto il mio guardaroba) e siamo arrivati a stasera. Ho avuto modo di esternare le mie paure e insofferenze e ho avuto la possibilità' di essere libera da orari fissi e ostacolanti scrivanie che uccidono la mia creatività' e il mio naturale ottimismo e, nonostante lavori al progetto dalla mattina fino a notte fonda, riesco a sentirmi più' vicina a me stessa e sono, adesso, anche riuscita a riappropriarmi di questa abitudine di scrivere nel blog che placa le mie ansie e nutre il mio umore. Vivo alla giornata pero', perché' finita questa parentesi del novo "progettino" come lo chiama lui, il mio posto e' dietro la scrivania, nell'azienda a 50 km da casa, nella via delle decine di aziende con dentro tante scrivanie, nell'entroterra marchigiano, dove centinaia di persone passano la maggior parte delle ore della loro vita talvolta guardando l'orologio, contribuendo ad un progetto più' grande, quello di provvedere alle proprie famiglie o quello di inseguire un'ambizione, un sogno che nel mio caso pero' si ferma dietro quella scrivania e ricomincia di fronte a questa interfaccia grafica.
love, Valentina.
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mercoledì, novembre 02, 2011
L'Ironia
"Alzarsi presto ed andare a dormire presto ti fa crescere sano, forte e..morto!" cit. Santo James
L'Ironia è uno dei segreti della vita, c'è chi come Santo James ne è provvisto naturalmente, c'è chi invece no, e vive male. Oggi voglio ricordarmi di sorridere, di prendere la vita più semplicemente e di scherzarci su. Secondo l'insegnamento del fumettista sopra citato, voglio avere ben presente che le disgrazie possono, con l'ironia, trasformarsi in punti di forza perchè lui, che era cieco da un occhio, è diventato uno degli illustratori più famosi al mondo. Illustra lui che non vede.. Come cantava A.M. isn't it ironic? Attingendo sempre alla mia filosofia attista: e se fossimo noi a prenderci gioco della vita? e se invece di essere vittime del fato lo aggirassimo come cavolo ci pare? il segreto è nel vivere con ironia, è la nostra salvezza, un'arma propria di chi aguzza l'ingegno invece di lasciarsi andare alle lacrime. Imparare dalla vita che è proprio quando fa male che dobbiamo ridere.
Stasera andrò a letto tardi!
love, Valentina.
L'Ironia è uno dei segreti della vita, c'è chi come Santo James ne è provvisto naturalmente, c'è chi invece no, e vive male. Oggi voglio ricordarmi di sorridere, di prendere la vita più semplicemente e di scherzarci su. Secondo l'insegnamento del fumettista sopra citato, voglio avere ben presente che le disgrazie possono, con l'ironia, trasformarsi in punti di forza perchè lui, che era cieco da un occhio, è diventato uno degli illustratori più famosi al mondo. Illustra lui che non vede.. Come cantava A.M. isn't it ironic? Attingendo sempre alla mia filosofia attista: e se fossimo noi a prenderci gioco della vita? e se invece di essere vittime del fato lo aggirassimo come cavolo ci pare? il segreto è nel vivere con ironia, è la nostra salvezza, un'arma propria di chi aguzza l'ingegno invece di lasciarsi andare alle lacrime. Imparare dalla vita che è proprio quando fa male che dobbiamo ridere.
Stasera andrò a letto tardi!
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